Articolo apparso su "Finzioni Magazine" l'11 gennaio 2012:
Benevento e la letteratura teoricamente dovrebbero andare a braccetto. Ne ha parlato Dante nella Divina Commedia, per dirne uno, e poi si tratta della città che ha dato i natali a quella che, almeno a sentire la stampa nazionale, è la più importante kermesse letteraria italiana, il premio Strega, che prende il nome dal più noto prodotto tipico sannita, sponsor della manifestazione fin da quando è nata, il liquore Strega.Tuttavia, esattamente come per l'importanza del premio Strega, si tratta di pura teoria: in città chi prova a fare cultura, letteratura, ha vita difficile e, anche quando è meritevole resta prodotto di nicchia, purtroppo poco noto anche a livello locale (anzi, spesso, paradossalmente più noto a livello nazionale che a livello locale).
È il caso di chi, in genere, tenta di fare cultura, di creare luoghi di aggregazione e di diffondere l'amore per i libri, come ci ha raccontato Elisabetta, che insieme a Yuri gestisce la Luidig, una delle librerie che abbiamo visitato, che nasce non molti anni fa come punto Einaudi ma oggi, di fatto è una libreria indie, provando a porsi non solo come semplice bookshop ma anche, anzi, soprattutto, come punto di aggregazione, come mini-repubblica di lettori di quelle che narra il nostro Libretto Rosa. Elisabetta ci spiega la sua idea di libreria indipendente e sottolinea che è basata soprattutto sulla scelta dei libri. Dice che essere una libreria indipendente:
significa essere un po' pazzi. Significa differenziarsi dalle altre librerie per la scelta dei libri: una grande catena prende i libri che gli mandano e si limita soltanto a venderli, non li sceglie. Prima Cristiana Alicata diceva che alla figura del libraio si è sostituita quella del commesso e noi cerchiamo di andare contro questa idea, ma è un po' come battersi contro dei giganti. In una città così piccola catene come FNAC e Feltrinelli non riescono ad attecchire ma ci sono comunque supermercati e uffici postali. Per noi, essere una libreria indipendente in una città così piccola significa fare attività culturali e stare attenti nella scelta dei libri, a selezionare tutto quello che arriva in libreria: tendiamo a dare spazio alla saggistica, alla sociologia e alla filosofia, ad evitare le ultime uscite, soprattutto per quanto riguarda i "libri usa e getta".
Poi ci racconta come hanno iniziato e come vedono il futuro:
Il padre di Yuri (proprietario della libreria insieme ad Elisabetta, ndr) era un agente Einaudi negli anni ’70, il periodo più florido per la letteratura di un certo tipo. Quando il padre è morto abbiamo cominciato insieme ad occuparci di presentazioni di giovani autori e progetti di lettura per le scuole. Abbiamo accumulato libri in casa e dal fare mercatini al decidere di avere un posto fisso dove poter lavorare il passo è stato breve. Quanto al futuro, siamo piuttosto fiduciosi e non ci arrendiamo alle logiche commerciali, che possono portare un po' di soldi in più, ma a parte quello, niente. Stiamo lavorando per rendere questo posto il più accogliente possibile, per renderlo un po' una casa: non solo una libreria ma un luogo da frequentare, in cui trascorrere il proprio tempo.
Continuiamo parlando della città e del rapporto con la letteratura:
È una città strana. È complicata, sfugge alle logiche, anche dal punto di vista urbanistico. A livello letterario c'è un gruppo di lettori affezionato e un'altra parte che guarda ai libri con diffidenza, quindi c'è una specie di spaccatura. La curiosità comunque manca, Benevento è una città che non si incuriosisce e si vede anche con i concerti, non solo con gli eventi letterari.
Sull'editoria online Elisabetta ci dice che sono in linea di massima favorevoli «perchè la distribuzione classica non riesce a soddisfare la domanda. Una delle nostre caratteristiche è fare ricerche online per i clienti che cercano libri non più in produzione, o comunque fuori catalogo, perchè per noi un libro se è stato stampato si trova, l'idea del "fuori catalogo" non esiste. Il problema, sul quale comunque adesso è intervenuta la Legge Levi, è quello degli sconti, per noi: i ragazzi giovani soprattutto, acquistano online, e questa cosa ci schiaccia. Dovendo pensare però in maniera generica alla letteratura e soprattutto alla diffusione di cose che altrimenti non avrebbero distribuzione, è un fatto positivo».
Oltre alle varie presentazioni di libri di ogni genere e formato, importantissima è anche l'idea del Club dei Suicidi, dove si prova a dialogare con autori morti usando come unico medium i loro libri.
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